LE TAGLIATE FALISCHE / ETRUSCHE

 

LE TAGLIATE ETRUSCO/FALISCHE

Le tagliate o cave buie sono dei percorsi lunghi, stretti e profondi scavati nel tufo (talora con pareti alte anche 20 metri), dai Falisci e dagli Etruschi. La lunghezza media è sui 300 metri, anche se vi sono “tagliate” ben più lunghe. Percorrendo queste vie Cave si rimane sconcertati non solo dalle “ciclopiche” dimensioni delle medesime ma anche dalla presenza di incisioni o tombe ricavate sulle ripidi pareti.
Varie sono le ipotesi sul perché furono scavate queste strette, anguste e pittoresche strade, ma la più accreditata è che siano state realizzate per collegare le necropoli falische o etrusche, poste fuori il centro abitato, con centri di culto religiosi, ovvero  luoghi   dove venivano svolte cerimonie, processioni. È il caso, ad esempio, della tagliata presente nell’ultimo tratto della via Velata a Civita castellana, l’antica strada utilizzata dai falisci per i loro cortei sacri da Falerii Novi al Tempio di Giunone Curite, nella valle di Celle a Falerii Veteres. A darne testimonianza è il grande poeta romano Ovidio, nella sua opera Amores :

<<essendo mia moglie originaria della terra Falisca, costeggiamo le mura da te espugnate o Camillo.   I Sacerdoti stavano preparando i sacri riti di Giunone con giochi solenni e con un bue locale. Fu gran premio alla mia permanenza ivi, benché sia scoscesa la via che vi conduce.  Vi è un bosco sacro antico e tenebroso; se ben osservi, ti accorgi che è la dimora di un nume. Un’ara accoglie le preci e gli incensi votivi dei fedeli; è un’ara fabbricata senz’arte da vetuste mani.  Là, appena risuonò la tibia con solenne voce, lungo le vie addobbate si muove il corteo annuale. Vengono portate tra il popolo osannante le bianche giovenche impinguate nei pascoli Falisci, i vitelli che ancora non hanno la gregge a cui sul duro fronte si incurvano le corna; la sola capra è invisa alla dea sovrana, poiché per sua rinuncia, come si narra, la dea scoperta in un folto bosco dovè desistere dalla sua iniziale fuga. Per questo i ragazzi ancora con le saette inseguono la traditrice, ed a quello che la colpisce per primo essa viene assegnata come premio.  I giovani e le timide fanciulle stendono stoffe sulle larghe strade dove la dea passerà.  Le chiome verginali sono pressate dall’oro e dalle gemme mentre una splendida veste discende sui piedi ornati d’oro.  Avvolte in candide vesti alla moda greca degli avi, portano sul capo gli arredi sacri consegnati loro.  Il corteo ha la forma e il sistema dei Greci. Dopo l’uccisione di Agamennone, fuggendo da quella scelleratezza, Halaesus lasciò il regno, e dopo che ebbe percorso come profugo terre e mari, con felice auspicio, edificò queste mura.  Egli poi insegnò ai Falisci le cose sacre di Giunone.  Siano esse propizie a me e alla sua gente >>.

Alla luce di quanto scritto poc’anzi ecco la conferma alla teoria che le vie cave abbiano avuto in origine funzioni religiose. Molto più tardi le stesse tagliate furono utilizzate a scopo difensivo, onde permettere alle persone di spostarsi senza essere individuati. Nel corso dei secoli queste vie furono riutilizzate e riadattate dall’uomo dell’epoca. Molto spesso troviamo infatti, lungo le loro pareti, la presenza di croci incise sulle pareti, chiesette all’entrata delle “vie cave” oppure nicchie con “Madonnine”(come quella presente nella tagliata di Castel d’Ischia a Nepi) quasi a voler cancellare la presenza di luoghi destinati a riti pagani.  In epoca medioevale le “tagliate” furono usate “semplicemente” come vie di comunicazione.