Via Amerina

Via Amerina
La via Amerina fu un'importante via di collegamento in epoca romana e nel medioevo, collegava Roma ai principali centri dell'Umbria. Il nome era dato dalla prima città umbra che raggiungeva, Ameria.
Epoca romana
La via Amerina fu aperta nel 241-240 a.C. unendo tracciati locali ancora più antichi che collegavano Veio con Ameria (l'attuale Amelia in Umbria) attraversando tutto il territorio falisco e toccando i suoi principali centri: Nepet (Nepi), Falerii (Civita Castellana), Fescennium (Corchiano), Gallese, Vasanello e Hortae (Orte).

A Nord di Ameria riprese altri antichi collegamenti che si dirigevano verso la media e l'alta valle del Tevere lungo il confine con il territorio etrusco (Tuder, Vettona e Perusia), poi verso l'Adriatico attraverso il territorio degli Umbri. I Falisci, che parlavano e scrivevano una lingua simile al latino arcaico, insieme ai Veienti e ai Capenati, abitavano il territorio attraversato dal primo tratto della via Amerina e a partire dal IV secolo a.C. vennero interessati dal processo storico della "romanizzazione" ovvero la conquista graduale da parte di Roma e l'imposizione delle sue leggi, della sua organizzazione politica, religiosa e militare, processo che si concluse alla fine della guerra sociale con la promulgazione della Lex Iulia nel 90 a.C., con la quale venne estesa la cittadinanza romana a tutti gli abitanti della penisola ad eccezione, naturalmente, degli schiavi.

Antica via Amerina nei pressi di Nepi
Il tracciato della via Amerina, che prima del 241 iniziava da Veio, una volta distrutta questa città dai romani intorno al 396 a.C. venne collegato con Roma partendo presumibilmente come per la via Clodia da ponte Milvio; in seguito anche le consolari Flaminia e Cassia furono costruite uscendo dalla città nello stesso punto, la Flaminia nel 220 a.C. mentre l'origine della Cassia è incerta: le date più accreditate sono il 154 e il 127 a.C. Comunque quest'ultima ricalcò, inglobandolo, il primo tratto del percorso della via Amerina fino alla mansio ad Vacanas (valle di Baccano), vicino all'attuale Campagnano di Roma da dove poi la Cassia proseguiva verso la Tuscia o Etruria, mentre l'Amerina si dirigeva verso Nepi, ecc. fino ad Ameria.

La distanza totale da Roma ad Ameria era di 56 miglia come ci riferisce Cicerone nell'Orazione Pro Sexto Roscio Amerino (circa 80 a.C.). Tale distanza viene pressoché confermata dalla Tavola Peutingeriana che di miglia ne segna 55, cioè 21 da Roma alla mansio ad Vacanas sulla Cassia e altre 34 fino ad Ameria. Dopo Ameria, secondo quando indicato nella predetta Tavola Peutingeriana la strada proseguiva verso Todi, Bettona e Perugia per poi confluire sulla Cassia a Chiusi. Comunque all'uscita di Perugia si biforcava: un ramo andava verso ovest a Chiusi ed un altro invece raggiungeva Gubbio e a Luceoli (Cantiano) attraverso il passo di Scheggia si congiungeva con la via Flaminia.
La diffusione del Cristianesino
La via Amerina ebbe un ruolo primario anche in un altro processo fondamentale della grande storia che contribuì alla formazione della cultura occidentale ed europea: la diffusione del Cristianesimo. Lo testimoniano le memorie dei Martiri ed i luoghi di culto dislocati lungo la via. Santi e Martiri di ogni ceto ed estrazione sociale: militari, funzionari dello stato, presbiteri, vescovi, semplici fanciulle a cominciare dai SS. Tolomeo e Romano (Nepi), ai SS. Fermina, Olimpiade e Secondo (Amelia), ai Gratiliano e Felicissima (Falerii novi), ad Illuminata, Cassiano, Fortunato e Terenziano (Todi), e poi Giovenale (Orte), Valentino, fino ad Apollinare e agli altri Santi ravennati.

Nei secoli della tarda antichità il territorio venne percorso ad ondate successive dai vari eserciti di barbari che scendevano verso Roma: dagli Ostrogoti di Teodorico e Totila, che nel 548, dopo Perugia, devastarono anche Amelia, ai Longobardi, che crearono un regno separato spezzando l'unità politica della penisola; lungo la medesima via si svolsero anche diversi scontri, sia durante la Guerra gotica (che devastò profondamente il territorio umbro), che durante il lungo contrasto che oppose Longobardi e Bizantini. In questo contesto le istituzioni ereditate dall'Impero d'Occidente (magister militum, Praefectus urbi) furono notevolmente logorate; i pontefici romani, andarono sempre più riempiendo il vuoto lasciato dalla dissoluzione di tali cariche.

Il tracciato
Vanno subito distinte due parti: la prima inizia dalla mansio ad Vacanas e giunge ad Ameria (Amelia), la seconda parte da Ameria e prosegue per Todi, Perugia, Gubbio, Luceoli; la prima era sicuramente basolata, la seconda probabilmente no. Quindi la prima parte è sicuramente individuabile per quasi tutto il suo tracciato, perché vari tratti di basolato emergono perfettamente conservati, utilizzati talvolta ancora come strade inter-poderali.

Tra i secoli XIX e XX numerosi rilevamenti e scavi sono stati effettuati dall'Istituto Britannico fino a Puntone del Ponte (insediamento falisco situato tra Corchiano e Gallese/Vasanello). Dal 1973 al 1985 l'archeologo T. Potter ha condotto altre ricerche nei dintorni di Nepi, sull'antico abitato di Narce, che sorgeva lungo l'Amerina, e sulla domusculta di Capracorum, un insediamento rurale, poi fortificato, fondato da papa Adriano I intorno all'anno 780 poco a nord dell'attuale paese di Formello. Nel 1983 sono cominciati da parte del Gruppo Archeologico Romano gli scavi in località San Lorenzo, Tre Ponti e Cavo degli Zucchi, a sud di Falerii Novi, scavi che hanno rivelato, ai margini del basolato perfettamente conservato e poggiato su precedenti strade ricavate nel tufo, la necropoli della città, con sepolture databili dal II secolo a.C. al IV dell'era volgare. Alcune di queste tombe sono state rinvenute intatte, nonostante la frequentazione bimillenaria del sito.

Da Puntone del Ponte la strada giungeva a Vasanello passando ad Ovest di Gallese nei pressi della stazione ferroviaria di Montilapi e da lì scendeva verso la pianura a nord di Orte, costeggiava il lago Vadimone e attraversava il Tevere con un traghetto nei pressi del porto di Seripola, dove restano tracce di un'antica tagliata. Probabilmente in età severiana (III secolo) il primitivo percorso venne spostato più verso la città di Orte ed il passaggio del Tevere assicurato da un ponte, popolarmente detto «di Augusto», quello crollato nei primi decenni del Cinquecento e di cui sono ancora evidenti le rovine; la via si ricongiungeva all'antico tracciato poco più a nord. Da qui la strada seguiva il corso del Rio Grande fino alle pendici orientali di Montenero e poi verso Amelia sull'attuale tracciato della provinciale ai lati della quale emergono inconfondibili testimonianze del suo passaggio, peraltro documentato fino al XVIII secolo dalle relazioni delle visite periodiche dei maggiorenti della città di Amelia ai confini del Comune, sulle quali viene riportato che «partendo da Porta Busolina prendevano la strada romana fino a Montenero, ecc.» Dopo il crollo del ponte di Orte, il traffico sulla via Amerina diminuì considerevolmente, e da quel momento fino alla costruzione di un nuovo ponte nel 1860, l'attraversamento del Tevere fu assicurato da una barca.

Il secondo tratto della via – da Amelia per Todi, Perugia, Gubbio – attraversava il Rio Grande appena fuori la città, proseguiva poi lungo la sponda destra fino al Ponte di San Leonardo, dove tornava sulla riva sinistra, proseguiva lungo la vallata fino a Castel dell'Aquila; da qui la strada saliva fino alla cosiddetta mestaiola di Sismano, nei pressi del castello di Civitella Mogliemala, poi si tuffava nella valle del torrente Arnata, che costeggiava e attraversava in più punti su ponti tuttora esistenti, fino a raggiungere Todi ove entrava da porta Amerina a formare il cardo maximus della città.

Nel medioevo però, con la nascita dei castelli, spesso sul luogo di antiche torri di difesa costruite al tempo del Corridoio Bizantino, fu gradualmente abbandonato il percorso di fondovalle e sostituito da un nuovo tracciato di crinale, parallelo a quello più antico, che univa gli insediamenti sorti nel frattempo: Avigliano, Dunarobba, Sismano, Pesciano, Montenero, Vasciano, oppure sul lato opposto Sambucetole, Lacuscello, Collicello, Canale, Frattuccia, Castel dell'Aquila, Camerata, Torre Gentile, Fiore e Torre Olivola, che rappresenta la più imponente e strategica fortificazione posta a vigilare sulla valle dell'Arnata tra Castel dell'Aquila e Todi. Attraversato il foro di Todi, la strada romana usciva verso nord, attraversava il torrente Rio e si dirigeva verso Deruta e Vettona (Bettona), correndo lungo la riva sinistra del Tevere sul percorso sostanzialmente ricalcato dalla moderna via Tiberina.

Di questa parte del percorso a nord di Amelia non restano però grandi emergenze monumentali anche perché si trattava forse di una via glareata, coperta cioè da un semplice acciottolato. Sono comunque ancora visibili molte tracce risalenti al periodo medievale: ponti, ruderi di fortificazioni e di torri nate per la difesa, le segnalazioni e gli avvistamenti; poi chiese (spesso dedicate a san Giacomo, come quella di San Giacomo de redere poco a nord di Amelia, o quella di Castel dell'Aquila), ospedali e ricoveri per i pellegrini (quelli della SS. Trinità e di santa Maria Maddalena presso Todi), ad indicare i quali talvolta è rimasto solo il toponimo sulla carta geografica o il ricordo in logori documenti di archivio.

In questi ultimi anni numerosi pellegrini hanno ripreso a percorre l'antico tracciato della Via Amerina per giungere a piedi da Assisi a Roma o viceversa. Il tracciato ricalca l'antico percorso e sempre più parrocchie ed istituzioni religiose si sono organizzate per dare ospitalità ai pellegrini di passaggio lungo questo rinnovato itinerario di pellegrinaggio ora denominato «Cammino della Luce».