LA TAGLIATA FANTIBASSI

IMG-20160326-WA0010

LE TAGLIATE ETRUSCO/FALISCHE

Le tagliate o cave buie sono dei percorsi lunghi, stretti e profondi scavati nel tufo (talora con pareti alte anche 20 metri), dai Falisci e dagli Etruschi. La lunghezza media è sui 300 metri, anche se vi sono “tagliate” ben più lunghe. Percorrendo queste vie Cave si rimane sconcertati non solo dalle “ciclopiche” dimensioni delle medesime ma anche dalla presenza di incisioni o tombe ricavate sulle ripidi pareti.
Varie sono le ipotesi sul perché furono scavate queste strette, anguste e pittoresche strade, ma la più accreditata è che siano state realizzate per collegare le necropoli falische o etrusche, poste fuori il centro abitato, con centri di culto religiosi, ovvero  luoghi   dove venivano svolte cerimonie, processioni. È il caso, ad esempio, della tagliata presente nell’ultimo tratto della via Velata a Civita castellana, l’antica strada utilizzata dai falisci per i loro cortei sacri da Falerii Novi al Tempio di Giunone Curite, nella valle di Celle a Falerii Veteres. A darne testimonianza è il grande poeta romano Ovidio, nella sua opera
 Amores :

<<essendo mia moglie originaria della terra Falisca, costeggiamo le mura da te espugnate o Camillo.   I Sacerdoti stavano preparando i sacri riti di Giunone con giochi solenni e con un bue locale. Fu gran premio alla mia permanenza ivi, benché sia scoscesa la via che vi conduce.  Vi è un bosco sacro antico e tenebroso; se ben osservi, ti accorgi che è la dimora di un nume. Un’ara accoglie le preci e gli incensi votivi dei fedeli; è un’ara fabbricata senz’arte da vetuste mani.  Là, appena risuonò la tibia con solenne voce, lungo le vie addobbate si muove il corteo annuale. Vengono portate tra il popolo osannante le bianche giovenche impinguate nei pascoli Falisci, i vitelli che ancora non hanno la gregge a cui sul duro fronte si incurvano le corna; la sola capra è invisa alla dea sovrana, poiché per sua rinuncia, come si narra, la dea scoperta in un folto bosco dovè desistere dalla sua iniziale fuga. Per questo i ragazzi ancora con le saette inseguono la traditrice, ed a quello che la colpisce per primo essa viene assegnata come premio.  I giovani e le timide fanciulle stendono stoffe sulle larghe strade dove la dea passerà.  Le chiome verginali sono pressate dall’oro e dalle gemme mentre una splendida veste discende sui piedi ornati d’oro.  Avvolte in candide vesti alla moda greca degli avi, portano sul capo gli arredi sacri consegnati loro.  Il corteo ha la forma e il sistema dei Greci. Dopo l’uccisione di Agamennone, fuggendo da quella scelleratezza, Halaesus lasciò il regno, e dopo che ebbe percorso come profugo terre e mari, con felice auspicio, edificò queste mura.  Egli poi insegnò ai Falisci le cose sacre di Giunone.  Siano esse propizie a me e alla sua gente >>.

Alla luce di quanto scritto poc’anzi ecco la conferma alla teoria che le vie cave abbiano avuto in origine funzioni religiose. Molto più tardi le stesse tagliate furono utilizzate a scopo difensivo, onde permettere alle persone di spostarsi senza essere individuati. Nel corso dei secoli queste vie furono riutilizzate e riadattate dall’uomo dell’epoca. Molto spesso troviamo infatti, lungo le loro pareti, la presenza di croci incise sulle pareti, chiesette all’entrata delle “vie cave” oppure nicchie con “Madonnine”(come quella presente nella tagliata di Castel d’Ischia a Nepi) quasi a voler cancellare la presenza di luoghi destinati a riti pagani.  In epoca medioevale le “tagliate” furono usate “semplicemente” come vie di comunicazione.

CAVA BUIA FANTIBASSI

Posta poco fuori il centro abitato di Civita Castellana, nei pressi della via Nepesina, la cava buia Fantibassi rappresenta uno dei maggiori esempi di queste opere di antica ingegneria stradale.

Dopo aver attraversato un campo coltivato ci si ritrova su di un pianoro ai margini della forra del Rio Maggiore. Tra la fitta vegetazione che delimita i confini di questa profonda gola, si apre una piccola stradina che scende nel fondovalle: la tagliata! Dopo aver percorso una decina di metri sulla parete destra si apre una piccola cavità scavata nella roccia tufacea. Vista la presenze di alcune nicchie al suo interno, molto probabilmente doveva essere legata all’aspetto religioso di questo luogo.

Questa antica via si snoda “serpeggiando” per circa 190 metri ed è delineata dalle sue pareti alte all’incirca 10 – 14 metri.  La strada si presenta larga quattro metri circa, anche se in alcuni punti si restringe di un metro. La pendenza media del tracciato è approssimativamente del 15%. Nella parte centrale, dove il fondo stradale non è ancora interrato dai detriti, si può ancora oggi ben vedere una fenditura  più profonda, segno inconfutabile dell’usura dovuta al continuo transitare dei carri con le loro pesanti ruote. Sulle estremità laterali dell’antica via è invece presente un passo più alto: il marciapiede.

Man mano che si scende nella tagliata si rimane veramente esterrefatti e meravigliati dall’imponenza di questo paesaggio: le altissime pareti cosparse di muschio e felci sembrano inghiottire il visitatore. Mentre cammino mi viene naturale pensare come, molti secoli fa, senza alcun macchinario, ruspe, e tecnologia, l’uomo sia riuscito nel costruire opere di tale grandezza….sembra veramente impossibile che tutto ciò sia il frutto di un lavoro manuale effettuato intorno al IV sec.a.C..

Anche in questo caso, la vicinanza con le necropoli di Tre Ponti, Cavo degli Zucchi, Valle dei Principi,poste lungo la via Amerina, sembra avvalorare l’ipotesi dell’utilizzo a scopo religioso di tali opere di ingegneria stradale. 

Molto probabilmente all’epoca della sua costruzione le pareti tufacee dovevano essere leggermente più basse rispetto alla via, poi con il passare dei secoli e delle piogge, e quindi per effetto dell’erosione, la strada sia pian piano sempre più sprofondata.

La vera caratteristica di questa via cava è la presenza di una grande quantità di segni, lettere alfabetiche ed iscrizioni incise sulle pareti, come quella della foto sottostante,

antonio

la quale secondo alcuni studiosi starebbe a significare: furc(ulam)-p(rotacios)-c(ensor)-ef(fodi)-i(ussit)v- ovvero: “il censore Titos Protacios ordinò di scavare la gola per i carri”.Questa scritta starebbe dunque ad indicare il commissionario degli scavi riguardanti questa “furcula falisca”.

Qualche metro dopo un grosso masso distaccatosi dal tufo ed ora lungo la via, forma una sorta di piccola quanto suggestiva galleria che accompagna il visitatore fino al fondovalle, all’infuori della tagliata. Arrivati a questo punto punto il sentiero (sentiero natura Rio Maggiore) si snoda in due direzioni: a sinistra si risale il torrente sino ad arrivare nei pressi della tomba della “regina” lungo la via Amerina; a destra, invece, il percorso prosegue sino ad arrivare a Civita Castellana, offrendo al visitatore la vista del ponte di Terrano e del ponte Clementino da una prospettiva diversa: il suo fondovalle.

TESTO ED IMMAGINI DI LUCA PANICHELLI

17191925_1866771150275277_3078041053465408110_o.jpg

12241481_1696932240592503_3622987347418105000_n

IMG-20160326-WA0011

DSC03239.JPG

DSC03241.JPG

IMG-20160326-WA0016

DSC03253.JPG

DSC03246.JPG